“Dove un tempo riposavano le botti e si ascoltavano i passi dei soldati, oggi si brindano storie.”
Benvenuti in Via Piave 23.
Roncadelle di Ormelle, fine ’800 – oggi
Tra i filari ordinati della campagna trevigiana, a pochi passi dal corso sereno del fiume Piave, sorge un casale di pietra e memoria: un tempo rifugio, poi casa, poi cantina, oggi luogo di accoglienza e racconto.
Le origini: fine ‘800
Il casale di via Piave 23 fu costruito verso la fine del XIX secolo, probabilmente da una famiglia di mezzadri o piccoli proprietari locali. Le sue fondamenta poggiano su terra fertile e forte, attraversata da secoli di agricoltura e fatica.
L’edificio, solido e austero, fu pensato per resistere alle stagioni e ai tempi: al piano terra, la vita contadina; sotto, nel piano interrato, una cantina scavata nella terra viva, dove riposavano botti, conserve e vino rosso, spesso il frutto di piccoli raccolti familiari.
Gli anni della guerra: 1917–1918
Durante la Grande Guerra, con il fronte del Piave alle porte, il casale fu requisito brevemente dalle truppe italiane, che ne fecero rifugio e punto d’appoggio. Le stalle vennero trasformate in deposito, e la cantina servì da ricovero temporaneo per i soldati sfiniti.
Le pareti ancora conservano – si dice – i segni del passaggio: incisioni sul legno, vecchie bottiglie usate come lumi, e quella quiete solenne che sa di attesa e paura.
Tra le due guerre: la casa del Maestro
Negli anni ’30, la casa fu abitata da un maestro elementare del paese. Uomo colto, riservato, amava tenere lezioni private ai figli dei contadini del circondario.
Nel piano superiore aveva ricavato una piccola biblioteca, mentre il piano interrato continuava a essere usato come cantina e archivio.
Dopoguerra e rinascita rurale
Dopo il 1945, il casale tornò a essere una casa rurale, abitata da più famiglie, con un piccolo podere di viti, frutteti e orto. Negli anni ‘60 venne abbandonato per qualche tempo, ma mai dimenticato: i vecchi del paese lo chiamavano ancora la casa del maestro o el casòn del Piave.
Oggi
Oggi, quel casale ritrova vita come agriturismo e luogo di accoglienza. Nella vecchia cantina si respira ancora il silenzio del tempo. Ogni pietra, ogni trave, ogni bottiglia racconta una storia di terra, guerra, insegnamento e vino.